Attualità e Notizie

Malati e giovani al lavoro: un esempio di gratuità
inserito il 24.08.2011

Prima giornata di pellegrinaggio in un Santuario affollato di ragazzi della GmG.

Lourdes, una giornata iniziata con un cielo un po’ grigio che poi piano piano si lascia convincere ad aprirsi per far passare un po’ di sole che con il trascorrere del tempo sembra prendere coraggio diventando, a metà pomeriggio, il padrone della situazione meteorologica. Caldo dunque, cielo azzurro e tanta folla, tantissimi giovani della Giornata mondiale della Gioventù di Madrid che invadono il Santuario e le vie della città. Atmosfera lieta, cori di ragazzi, tende con giovani che pregano, giovani che aiutano anziani e malati. Il viaggio dei ticinesi, (treno, bus e aereo) è andato benissimo. 

Via crucis e Messa d’inizio
La mattinata nel Santuario per i malati inizia con una magnifica via Crucis guidata da don Erico Zoppis a cui partecipa tutto il personale. Vengono presentati ben 50 nuovi ospitalieri. Molti sono giovani. Ricevono una corona del Rosario e poi… poi via a fare servizio. Il pellegrinaggio si apre ufficialmente a metà pomeriggio con l’Eucaristia celebrata dal Vescovo nella basilica del Santo Rosario. Mons. Grampa introduce il tema di quest’anno che è “Pregare il Padre Nostro con Bernadette”. «Il Padre Nostro è il riassunto del Vangelo», sottolinea il Vescovo, aggiungendo che sono proprio i malati coloro che più di altri devono sentire l’amore del Padre come una realtà per loro.

I cuori caldi di Madrid
Ma Lourdes in questi giorni è presenza forte di giovani. Incontro nel santuario Zeno Bardelli, 19 anni di Balerna, Luca Bernaschina, 20 anni di Coldrerio, Maddalena Chiarenza, 21 anni di Lugano e Miriam Maag, 21 anni, sempre di Lugano. Zeno e Miriam sono arrivati via GmG di Madrid, Luca e Maddalena, invece, direttamente col treno dal Ticino.  «A costo di morire di stanchezza ho fatto Madrid e poi ora sono qui a Lourdes – dice sorridente Zeno – La GmG è stato un bellissimo messaggio dei cristiani al mondo, abbiamo mostrato come sia possibile essere credenti e che chi ha fede non è solo». «Il più bel ricordo di Madrid che ho – aggiunge Miriam – è la Veglia con il Papa. Quando è arrivata la pioggia ci siamo stretti tutti insieme, ed abbiamo iniziato a pregare. Quando il Papa ha esposto il Santissimo Sacramento, durante tutto questo tempo, l’intemperie si è calmata. Poi, dopo la benedizione, ha ripreso a piovere. Noi guardavamo stupiti e pregavamo uniti. Non ho mai vissuto un momento simile in tutta la vita». Così dunque, quel silenzio durante l’adorazione eucaristica alla Veglia di Madrid che i telespettatori hanno visto era veramente tale. «A nessuno di noi – prosegue Miriam – veniva voglia di chiacchierare, era un silenzio che conquistava tutti». 

Fede, amore e sofferenza
Ma Lourdes perché? «Perché cerco dei valori in quello che faccio», mi risponde Zeno. «Lourdes per me che sto facendo una formazione nel sociale – aggiunge Miriam – è un’occasione per cercare un’esperienza spiritualmente forte che affianchi il volontariato», un modo, in altre parole, per immergere il lavoro in un  humus spirituale che gli dà il tono. Luca Bernaschina invece è arrivato a Lourdes dal Ticino. La sua presenza qui per la terza volta nasce da una tradizione di famiglia: prima il papà, ora il figlio. «Vivo insieme un’esperienza di amicizia, di fede e di sacrificio», mi dice. Maddalena invece lo scorso anno durante il pellegrinaggio ha scoperto la possibilità del servizio e quest’anno è tornata come ospitaliera. «Sono una pellegrina che si è commossa vedendo servire i malati. Allora ho voluto provare anch’io». Mi dice di credere ma di essere anche in ricerca, di voler capire cos’è la fede per lei. Chiedo a Luca cos’è la fede. «La fede – risponde – mi insegna che non finisce tutto nel piccolo recinto della mia vita, ma che c’è qualcosa di più grande, che sta al di sopra di noi. Sarebbe limitante pensare che la vita siamo solo noi, qui». Questi giovani erano tutti presenti questa mattina alla  via Crucis  coi malati. Allora gli domando le loro impressioni. «Spesso mi chiedo le ragioni del soffrire. A Madrid ci dicevano, davanti ai disagi della GmG, di soffrire e offrire. Non so, ma credo che questo valga anche per i malati: la sofferenza puoi donarla per qualcun altro e questo atteggiamento cambia il mondo!» mi risponde Miriam. Questi giovani sono qui gratuitamente perché con gratuità sanno di avere ricevuto. Giovani coscienti di avere la possibilità «di portare una testimonianza di valori cristiani condivisibili da tutti, che oggi vengono un po’ a mancare» aggiunge Luca. L’importante è stare con i piedi per terra, e loro lo hanno capito. «La testimonianza vera – conclude Miriam – è quella che si gioca nelle piccole cose». Lourdes è proprio questo: tante piccoli gesti che in questi giorni vengono fatti soprattutto da tanti giovani, cuore di una Chiesa che continua a battere per il bene di tutta la società. Ieri sera, per concludere, loro e altri ancora si sono ritrovati con il Vescovo per un momento di testimonianza ancora tutto dedicato alla GmG di Madrid. Ma qui a Lourdes per ora questo è il piatto forte».

(di Cristina Vonzun, articolo tratto dal GdP del 23.08.2010)



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