Attualità e Notizie

Il tempo per gli altri nell’Incontro
inserito il 23.08.2017

Rita Pezzati, psicologa, ci spiega la sua esperienza a Lourdes grazie... a suo papà.

L’importanza dello scoutismo cattolico e le modalità attraverso le quali poter giungere al rapporto con Dio - «Non siamo qui solo a “fare”, ma a dare un senso al nostro agire».
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Che cosa significa venire qui a Lourdes? Perché affrontare questo viaggio? Una chiave di lettura, per non dire una risposta, la possiamo ricavare dall’esperienza dei coniugi Ercole e Annamaria Pinciroli di Chiasso. Sono i genitori di Rita Pezzati, psicoterapeuta, docente e ricercatrice alla SUPSI, impegnata su più fronti nel settore sociale. Il papà Ercole l’anno scorso a 96 anni ha voluto ritornare a Lourdes, assieme alla moglie Annamaria di 89 anni, dopo che in questo luogo vi era già stato svariate volte, ma in cui non si recava da molto tempo. Ha voluto farsi accompagnare dalla figlia Rita. E il Pellegrinaggio diocesano è stata l’occasione buona. Questo nuovo e ulteriore viaggio a Lourdes ha permesso ai coniugi Pinciroli di riscoprire il loro rapporto con i Sacramenti e quindi con la fede in Dio dalla parte degli ammalati. Una nuova consapevolezza, una nuova dimensione, quasi, della loro fede. E non per nulla quest’anno sono ancora qui... È Rita Pezzati a raccontarci questo fatto. Così ne approfittiamo per approfondire con lei il senso di questo suo viaggio qui a Lourdes. Rita è cresciuta alla scuola dello scautismo cattolico. Poi per molti anni gli impegni della vita familiare (tra l’altro da pochi mesi è diventata nonna!) e professionale l’hanno costretta ad abbandonare l’attività con gli scout. Ma è una formazione che ha dentro e che qui a Lourdes per il secondo anno consecutivo sta mettendo a frutto. Lasciamo parlare lei. «Qui si ritrova la dimensione del servizio, per noi che nella vita quotidiana siamo sempre confrontati con altri ritmi. Si vive una dimensione spazio-tempo in funzione dei bisogni e delle risposte dei pellegrini. In quanto scout dobbiamo prodigarci in diversi compiti a sostegno delle infermiere, dei brandardiers e in generale dell’ODP. Questo impegno diventa però un mezzo, uno strumento che ci fa capire perché siamo qui. Perché il senso più profondo del nostro agire è l’incontro con Dio ed è capire che siamo nelle mani di Qualcun altro». Grazie al gruppo ristretto composto da don Davide Droghini, Giorgio Buzzi e Carlo Bianchi (Carlino) è stato preparato per gli scout un programma giornaliero intitolato “ Alla scoperta del Magnificat ” (dal quale, lo ricordiamo, è tratto il tema centrale del pellegrinaggio “ Grandi cose ha fatto di me l’Onnipotente ” ) che viene sviluppato al mattino e alla sera, nel momento simbolico per gli scout dell’alza bandiera e dell’ammaina bandiera. Si incentra sulla scoperta di quattro grandi figure: Santa Teresa di Calcutta, San Nicolao della Flue, San Giorgio e Santa Bernardette. E parallelamente corre, come detto, il servizio a sostegno del pellegrinaggio in cui gli scout riescono anche a far trasparire i loro talenti. «Lo scoutismo e questa settimana a Lourdes ne è la rappresentazione perfetta – ci dà gli strumenti per capire come si può essere utili al percorso delle persone che si incontrano», ci dice Rita Pezzati. «Come detto qui a Lourdes non si viene solo a “ fare ” qualcosa, ma si rafforza la scelta di essere strumenti nelle mani di Dio, anche attraverso le attività di gruppo. Il pellegrinaggio è inoltre un perfetto esempio di incontro intergenerazionale. Incontro-relazione- ascolto: è la società inclusiva, e Lourdes è la manifestazione per eccellenza della capacità di dare alle persone quello che sei e che tu hai, perché le persone stesse te lo permettono. Dovrebbe essere così sempre. Una risposta libera e conscia ai bisogni di chi incontri, grazie in primo luogo al tuo incontro con Dio. E in definitiva quello che ho potuto capire ulteriormente, grazie alla richiesta di mio papà di voler ritornare a Lourdes, è l’importanza del tempo che tu dai agli altri: l’importanza di riscoprire la bellezza di poter accompagnare e fare un percorso che non è nelle nostre mani».

(di Gianmaria Pusterla, articolo tratto dal GdP del 23.08.2017)
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